Ministoria del paese

Acitrezza ha una storia che comincia all'epoca della dominazione spagnola in Sicilia e si sviluppa per circa tre secoli e mezzo. Agli inizi del '600 la "Terra di Trezza" era una zona disabitata nella quale alcuni mercanti della città di Aci Aquilia (che nel 1642 avrebbe preso il nome di Acireale) tenevano vasche di acqua stagnante (le "gurne") per farvi macerare lino e canapa e lavorarli come cordame. Nel 1639 la comunità di Aci Santi Antonio e Filippo ottenne di staccarsi da Aci Aquilia e quindi venne data in feudo alla famiglia dei principi Riggio (o Reggio) di Campofiorito.

La "Terra di Trezza" era lo sbocco a mare del feudo, una fascia di pochi chilometri incuneata tra Capomulini e il Castello di Aci (entrambi rimasti sotto il dominio della città di Aci Aquilia), e la famiglia Riggio ideò di creare in questa zona disabitata, di fronte all'isola e ai faraglioni, un piccolo scalo marittimo al servizio commerciale di tutto il feudo. Il dominio dei principi Riggio si sviluppò per circa un secolo, dalla seconda metà del '600 alla fine del '700. Indicati popolarmente come "i Principi di Jaci", dirigevano il feudo da Aci S. Antonio dove nel 1702 si fecero costruire in contrada Catena un grande palazzo (ora palazzo Càrcaci).

Personaggi notevoli della dinastia dei Riggio furono il Principe Stefano, che fondò il paese di Aci Trezza alla fine del '600 costruendovi una chiesa e un piccolo molo, e il suo fratello "cadetto" Andrea, che fu Arcivescovo di Catania. La chiesa costruita dal principe Stefano Riggio come primo edificio della "Terra di Trezza" venne ultimata nel 1687 e dedicata a S. Giuseppe. Fu però distrutta dopo pochi anni, dal terremoto che l'11 gennaio del 1693 devastò tutta la Sicilia orientale. Ne venne costruita subito un'altra, ultimata nel 1696, che venne dedicata a S. Giovanni: è quella tuttora esistente al centro del paese.

Agli inizi del '700 Acitrezza aveva già circa 150 abitanti e nel corso del secolo la zona cominciò ad essere sempre più apprezzata come punto di approdo per la pesca delle sarde. L'autorità del principe feudatario era rappresentata localmente da un amministratore (chiamato "giudice segreto", forse perché nominato a discrezione insindacabile del principe), coadiuvato da "giurati" (che formavano il "decurionato"), da un responsabile dell'ordine pubblico ("capitano") e da un esattore del "fisco" (per i tributi finanziari).

Non esisteva ancora una strada costiera tra Acireale e Catania, che erano collegate soltanto mediante una carrozzabile che passava sulle colline, attraverso Valverde e Nizeti: la costiera (quella che è ora la strada statale 114) verrà costruita solo nel 1835. L'unico collegamento viario di Acitrezza era la cosiddetta "strada del principe", una carrozzabile che dal porto saliva fino al palazzo Riggio in contrada "Catena" di Aci S. Antonio.

Acitrezza ha una storia che comincia all'epoca della dominazione spagnola in Sicilia e si sviluppa per circa tre secoli e mezzo. Agli inizi del '600 la "Terra di Trezza" era una zona disabitata nella quale alcuni mercanti della città di Aci Aquilia (che nel 1642 avrebbe preso il nome di Acireale) tenevano vasche di acqua stagnante (le "gurne") per farvi macerare lino e canapa e lavorarli come cordame. Nel 1639 la comunità di Aci Santi Antonio e Filippo ottenne di staccarsi da Aci Aquilia e quindi venne data in feudo alla famiglia dei principi Riggio (o Reggio) di Campofiorito. La "Terra di Trezza" era lo sbocco a mare del feudo, una fascia di pochi chilometri incuneata tra Capomulini e il Castello di Aci (entrambi rimasti sotto il dominio della città di Aci Aquilia), e la famiglia Riggio ideò di creare in questa zona disabitata, di fronte all'isola e ai faraglioni, un piccolo scalo marittimo al servizio commerciale di tutto il feudo. Il dominio dei principi Riggio si sviluppò per circa un secolo, dalla seconda metà del '600 alla fine del '700.

Indicati popolarmente come "i Principi di Jaci", dirigevano il feudo da Aci S. Antonio dove nel 1702 si fecero costruire in contrada Catena un grande palazzo (ora palazzo Càrcaci). Personaggi notevoli della dinastia dei Riggio furono il Principe Stefano, che fondò il paese di Aci Trezza alla fine del '600 costruendovi una chiesa e un piccolo molo, e il suo fratello "cadetto" Andrea, che fu Arcivescovo di Catania. La chiesa costruita dal principe Stefano Riggio come primo edificio della "Terra di Trezza" venne ultimata nel 1687 e dedicata a S. Giuseppe. Fu però distrutta dopo pochi anni, dal terremoto che l'11 gennaio del 1693 devastò tutta la Sicilia orientale. Ne venne costruita subito un'altra, ultimata nel 1696, che venne dedicata a S. Giovanni: è quella tuttora esistente al centro del paese. Agli inizi del '700 Acitrezza aveva già circa 150 abitanti e nel corso del secolo la zona cominciò ad essere sempre più apprezzata come punto di approdo per la pesca delle sarde. L'autorità del principe feudatario era rappresentata localmente da un amministratore (chiamato "giudice segreto", forse perché nominato a discrezione insindacabile del principe), coadiuvato da "giurati" (che formavano il "decurionato"), da un responsabile dell'ordine pubblico ("capitano") e da un esattore del "fisco" (per i tributi finanziari). Non esisteva ancora una strada costiera tra Acireale e Catania, che erano collegate soltanto mediante una carrozzabile che passava sulle colline, attraverso Valverde e Nizeti: la costiera (quella che è ora la strada statale 114) verrà costruita solo nel 1835.

L'unico collegamento viario di Acitrezza era la cosiddetta "strada del principe", una carrozzabile che dal porto saliva fino al palazzo Riggio in contrada "Catena" di Aci S. Antonio. Alla fine del Settecento la dinastia dei Riggio si impoverì e in breve scomparve definitivamente dal panorama pubblico della zona. Intanto, la Sicilia, dopo essere appartenuta per breve tempo ai Savoia (dal 1713 al 1718), era tornata sotto il dominio spagnolo e poi, dal 1816, formò con il regno di Napoli il regno delle Due Sicilie. Nei primi decenni dell'Ottocento il governo borbonico attuò nella zona un riassetto amministrativo in seguito al quale, nel 1828, Acitrezza (assieme a Ficarazzi) fu separata dal Comune di Aci S. Filippo e venne aggregata a quello di Acicastello. Con il progredire dell'Ottocento, via via che scomparivano i maceratoi per la lavorazione di lino e canapa, l'economia di Acitrezza andò orientandosi sempre più decisamente verso la pesca, ma con risultati economici molto limitati che a malapena permettevano la sopravvivenza dei pescatori e delle loro famiglie. A metà dell'Ottocento la popolazione era di circa 750 abitanti raggruppati in circa 250 famiglie. La popolazione restò pressoché invariata fino agli inizi del Novecento.

Per la maggior parte del Novecento, l'attività dei pescatori, via via più agevolata dalla diffusione dei motori come propulsori di pescherecci sempre più grandi, fu la principale fonte di reddito del paese. Poi, verso la fine del '900, mentre crescevano in maniera imponente le dimensioni del commercio ittico, Acitrezza registrò un fortissimo sviluppo edilizio, spesso disordinato, sia per la costruzione di vari alberghi sia per la realizzazione di numerosi gruppi di "villini" destinati in gran parte ad ospitare catanesi sempre più attratti dai valori paesaggistici della zona. Nell'ultimo ventennio, infine, l'industria turistica è andata ampliandosi affiancando agli alberghi numerosi esercizi di ristorazione e ritrovi di svago che costituiscono, specie in estate, un costante motivo di attrazione per quanti abitano o visitano la vicina città di Catania.